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padre Marella
(immagine tratta dalla mailing-list Bosi-News_PER IL BENE COMUNE_2019_n_34)

Il papa riconosce il miracolo di padre Marella: presto la beatificazione

Il 28 novembre scorso  papa Francesco ha autorizzato la Congregazione per le Cause dei Santi a promulgare il decreto che riconosce il miracolo avvenuto per intercessione del Venerabile bolognese.

Diventa così certa la beatificazione, si resta in attesa di conoscere la data della cerimonia che, probabilmente, si svolgerà a Bologna dove don Marella verrà così proclamato Beato.

Olinto Marella nacque a Pellestrina (VE) il 14 giugno 1882, è morto il 6 settembre 1969 a San Lazzaro di Savena (BO).

      “E’ un giorno di grande gioia per tutta Bologna e per i devoti di padre Marella nella nostra comunità, in Italia e all’estero – afferma l’arcivescovo di Bologna, cardinale Matteo Zuppi – e siamo grati per questo riconoscimento della Chiesa. Attendiamo con fiducia ed entusiasmo di conoscere la data del giorno della beatificazione. 

       Vogliamo vivere questa occasione per approfondire la sua testimonianza, che ha fatto bene a tante persone. Padre Marella, cristiano e prete, non accettava fatalisticamente la povertà che, allora come oggi, condanna tante persone ma con fermezza, determinazione, intelligenza, progettualità cercava e offriva delle risposte.

      Lo invochiamo fin d’ora come orientamento per tanti naufraghi della vita, che la sua testimonianza accende di speranza”. 


(
articolo tratto dalla mailing-list Bosi-News_PER IL BENE COMUNE_2019_n_34 del 01/12/2019)

  padre José Alvarez Franco
(immagine tratta dal sito. seminariogarzon.blogspot.com/p/historia.html)

PaDre José Álvarez Franco, sacerdote ribelle

 

Nella colonia di Tateposco, Tlaquepaque, nello stato di Jalisco (Messico), si trova uno degli ultimi esponenti della Teologia della Liberazione. Potremmo definirlo un cura insurgente

di David Lifodi

Sull’agenzia di notizia Alainet un articolo di Carlos de Urabá racconta la storia di José Álvarez Franco, uno degli ultimi sacerdoti messicani rimasti legati agli ideali e agli insegnamenti della Teologia della Liberazione. La storia di questo sacerdote di 83 anni, la cui parrocchia si trova nella colonia di Tateposco, Tlaquepaque, nello stato di Jalisco, merita di essere raccontata e approfondita.

Fin dai primi anni di seminario, José Álvarez Franco si identificò nelle correnti più progressiste della chiesa cattolica, fondando in seguito il Frente Popular Democrático de Luchas Populares “Oscar Arnulfo Romero” e identificandosi nella Asociación de Sacerdotes para el Pueblo, sorta a seguito del Concilio Vaticano II. La sua storia all’interno della Chiesa ufficiale è stata sempre molto travagliata. Nel 1983 fu sospeso dall’arcidiocesi di Guadalajara con l’accusa di “aver invitato i giovani a ribellarsi contro lo stato di diritto”. Nel 1991 José Álvarez Franco rischiò di essere scomunicato dopo le rimostranze giunte a Giovanni Paolo II, acerrimo nemico della Teologia della Liberazione, da parte del cardinale Sandoval Iñiguez. Eppure, nonostante i ripetuti tentativi per estrometterlo dalla Chiesa, il religioso è sempre riuscito ad esercitare il sacerdozio, sostenuto da ben 70 parrocchie in tutto il Messico. Sempre vicino alle fasce sociali più povere del paese, padre José Álvarez Franco non si è mai tirato indietro quando si è trattato di offrire la propria vicinanza ai senza tetto, a persone con problemi di alcool o droga, ai lavoratori in sciopero.

Sacerdote controcorrente, José Álvarez Franco più volte ha fatto arrabbiare l’alta società jalisciense, soprattutto quando al motto ecclesiale “la casa di Dio è inviolabile e lo Stato deve rispettare la sua immunità”, ha opposto il suo credo: “Questa è la chiesa del popolo, non quella dei topi che lavorano nel governo”. E ancora, nei confronti della Chiesa ufficiale, ebbe a dire: “Benedicono i ricchi, ma si dimenticano del popolo”. Fedele ai suoi ideali, più volte il religioso ha citato una famosa dichiarazione di Ernesto Che Guevara, il quale in un’intervista asserì che “in America latina ogni processo rivoluzionario deve inevitabilmente fare i conti con il cristianesimo”. Proprio seguendo questa linea José Álvarez Franco, nel caldissimo 1968 messicano, si schierò a fianco degli studenti, dei sindacalisti, dei contadini e degli operai, e non manca mai di ricordare che lo stesso Ezln in occasione delle sue marce porta l’immagine della Vergine di Guadalupe, avvolta dal classico pañuelo rosso, poiché la comandancia la ritiene una insurgente.

Condividendo l’idea di papa Francesco, che definisce il Cristo “un migrante e un rifugiato”, padre José Álvarez Franco ha trasformato la sua chiesa di San José de Tateposco in una sorta di piccolo pantheon dei rivoluzionari latinoamericani. Accanto all’immagine di Gesù e a quella della Vergine di Guadalupe, spiccano Che Guevara, Fidel Castro, Salvador Allende, Ernesto Cardenal, Samuel Ruiz, Oscar Romero e il sacerdote guerrigliero Camilo Torres, fondatore dell’Eln in Colombia, nota Carlos de Urabá.

Il religioso ne ha per tutti, anche per Amlo, l’attuale presidente messicano che si trova a dover fare i conti con le grandi attese di una popolazione stanca del priismo e del panismo, ma che per ora ha assunto una posizione molto moderata, per  non dire discutibile, a proposito delle risorse naturali, della gestione e dello sviluppo del territorio e della sicurezza. “Es necesario dinamitar el poder neoliberal corrupto, sin una verdadera revolución no habrá Cuarta Transformación”. Non c’è bisogno di traduzione per far capire, una volta di più, che padre José Álvarez Franco sta dalla parte della giustizia sociale.


(
articolo tratto dal blog di Daniele Barbieri del 08/12/2019)

 

     

Papa Francesco al Santuario di Greccio
(immagine tratta dal sito:
www.toscanaoggi.it/Vita-Chiesa/Papa-Francesco-visita-privata-al-Santuario-francescano-di-Greccio)

BREVE MEDITAZIONE DEL SANTO PADRE a GRECCIO   1 dicembre 2019

Quanti pensieri si affollano nella mente in questo luogo santo! E tuttavia, davanti alla roccia di questi monti tanto cari a San Francesco, ciò che siamo chiamati a compiere è, anzitutto, riscoprire la semplicità.

Il presepe, che per la prima volta San Francesco realizzò proprio in questo piccolo spazio, a imitazione dell’angusta grotta di Betlemme, parla da solo. Qui non c’è bisogno di moltiplicare le parole, perché la scena che è posta sotto i nostri occhi esprime la saggezza di cui abbiamo bisogno per cogliere l’essenziale.

Davanti al presepe scopriamo quanto sia importante per la nostra vita, così spesso frenetica, trovare momenti di silenzio e di preghiera. Il silenzio, per contemplare la bellezza del volto di Gesù bambino, il Figlio di Dio nato nella povertà di una stalla. La preghiera, per esprimere il “grazie” stupito dinanzi a questo immenso dono d’amore che ci viene fatto.

In questo segno, semplice e mirabile, del presepe, che la pietà popolare ha accolto e trasmesso di generazione in generazione, viene manifestato il grande mistero della nostra fede: Dio ci ama a tal punto da condividere la nostra umanità e la nostra vita. Non ci lascia mai soli; ci accompagna con la sua presenza nascosta, ma non invisibile. In ogni circostanza, nella gioia come nel dolore, Egli è l’Emmanuele, Dio con noi.

Come i pastori di Betlemme, accogliamo l’invito ad andare alla grotta, per vedere e riconoscere il segno che Dio ci ha dato. Allora il nostro cuore sarà pieno di gioia, e potremo portarla dove c’è tristezza; sarà colmo di speranza, da condividere con chi l’ha perduta.  Immedesimiamoci in Maria, che depose il suo Figlio nella mangiatoia, perché non c’era posto in una casa. Con lei e con San Giuseppe, suo sposo, teniamo lo sguardo rivolto al Bambino Gesù. Il suo sorriso, sbocciato nella notte, disperda l’indifferenza e apra i cuori alla gioia di chi si sente amato dal Padre che è nei cieli.


(
articolo tratto dalla mailing-list degli aderenti a Pax Christi Italia del 01/12/2019)

  L'attentato di Piazza Fontana
(immagine tratta dal sito: it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_piazza_Fontana)


ANNIVERSARI. A CINQUANT'ANNI DA PIAZZA FONTANA

A cinquant'anni da Piazza Fontana
dalla parte di tutte le vittime
contro tutte le uccisioni

Verita' e giustizia
difendere la vita la dignita' e i diritti di ogni essere umano
ogni vittima ha il volto di Abele

 

(articolo tratto dalla mailing-list La Nonviolenza contro il razzismo n. 330 del 12/12/2019

 

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